(di Roberto Falaschi) – Guardando l’intervista alla Signora Girone di venerdì 22 novembre su RAI2 Virus, consorte di Salvatore Girone prigioniero in India insieme al collega Massimiliano Latorre, non ho potuto trattenere una forte sensazione di disagio.
Questa è stata causata dalle parole della “povera” intervistata, che evidentemente ha scambiato le sue frasi positive nei confronti dell’operato di due governi successivi per alcuni vantaggi a noi non noti per i “prigionieri”. L’intervista dava in effetti la precisa sensazione di essere stata prearrangiata.
In particolare temo che la sua dichiarazione che i due fucilieri “saranno sicuramente condannati” sia una frase preparatoria per una condanna che evidentemente alle “autorità italiane” è nota. Speriamo, ma ne dubito conoscendone il comportamento pregresso, che chi di dovere abbia saputo negoziare “vantaggiosamente” il dopo condanna, che dalle conoscenze che si hanno sui fatti sarà basata su falsità o su omesse prove a favore.
Peraltro la Signora Girone ha espresso una profonda ammirazione sia per entrambi i nostri della San Marco ed una convinzione della loro innocenza manifestata in una maniera così sentita che non poteva che essere sincera. Convinzione certamente generata dalle conversazioni intime fra due coniugi nelle quali è praticamente impossibile nasconder quel senso di colpa e di rimorso che avrebbe un assassino involontario.
Purtroppo la cultura attuale più diffusa in Italia considera erroneamente i militari un male da sopportare, oltre che una spesa pressoché inutile, e quindi da scarsissimo rilievo a questa vicenda con conseguente disinteresse da parte dei media e quindi dei politici in quanto questa è una causa che non porta abbastanza voti.
Il disinteresse manifestato a tutti i livelli politico/governativo/amministrativo è evidente con la conseguenza che i nostri militari ne soffrono fisicamente e psicologicamente. Non mi meraviglierei se le malattie di cui stanno soffrendo i Fucilieri avessero fondamentalmente cause psicosomatiche.
A dimostrazione di quanto sopra vorrei citare il caso “Baraldini”, nota terrorista collegata con le “pantere nere” e partecipe ad omicidio.
Con quale spirito potranno mai andare in missione all’estero i nostri militari e rischiare la vita o l’infermità se si sentono così abbandonati a se stessi da parte di quel Paese che devono difendere o comunque curarne gli interessi?
Con quale rispetto saranno trattati dai militari di altri stati con i quali collaborano e che ben sanno come vengono considerati in patria?
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23 Nov 2013
Inviato da Clara Salpietro 
