{"id":19810,"date":"2023-03-07T00:15:12","date_gmt":"2023-03-06T23:15:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.worldwebnews.it\/?p=19810"},"modified":"2023-03-07T00:30:48","modified_gmt":"2023-03-06T23:30:48","slug":"immigrati-e-criminalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/immigrati-e-criminalita\/","title":{"rendered":"Immigrati e criminalit\u00e0"},"content":{"rendered":"<figure style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-19811\" src=\"http:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1.-New-Orleans--300x199.png\" alt=\"Immigrati e criminalit\u00e0\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1.-New-Orleans--300x200.png 300w, https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1.-New-Orleans--600x400.png 600w, https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1.-New-Orleans--133x88.png 133w, https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/1.-New-Orleans-.png 698w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption class=\"wp-caption-text\">Un disegno d\u2019epoca che ritrae una scena del linciaggio del 14 marzo 1891 a New Orleans, dove una folla inferocita assal\u00ec la prigione locale e uccise barbaramente undici immigrati italiani, in particolare siciliani.<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">Sulla criminalit\u00e0 e la pericolosit\u00e0 degli emigranti sono circolate da sempre leggende e dati statistici allarmanti non corrispondenti sempre al vero, come quelli riguardanti gli italiani a cavallo tra il XIX ed il XX secolo.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"font-size: large; font-family: Times, serif; color: #000000;\">&#8211; di Tindaro Gatani &#8211;<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><b>Gli italiani rozzi e delinquenti<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">Nei decenni a cavallo tra il XIX ed il XX, gli emigranti italiani erano automaticamente ritenuti responsabili anche di furti e di fatti di sangue i cui autori erano rimasti sconosciuti. Cos\u00ec in Svizzera, in Francia, negli Stati Uniti d&#8217;America e in tanti altri Paesi, essi si trovarono spesso ingiustamente accusati di reati e delitti che non avevano mai commesso. Cos\u00ec rapine, ferimenti, latrocini, ai quali la polizia non riusciva a dare un nome ed un cognome agli autori, venivano con faciloneria addossati ai soliti italiani. Certo, tra i nostri emigrati c&#8217;erano tanti scrocconi, tanti parassiti, gente che era sfuggita alle patrie galere, ma si trattava, per\u00f2, di un numero sparuto di individui nella grande massa di lavoratori. La tanto sbandierata delinquenza degli immigrati italiani spesso non superava tuttavia in percentuale quella di altri gruppi di emigrati, n\u00e9 quella degli stessi residenti. A mettere le cose a posto dal punto di vista statistico, ci pens\u00f2 Giuseppe De Michelis (1872-1951), futuro senatore del Regno d\u2019Italia e politico italiano, che, dopo aver frequentato la facolt\u00e0 di medicina a Ginevra, intraprese la carriera di diplomatico, occupandosi dell\u2019emigrazione italiana in Svizzera, dove, allora, ad ogni primavera giungevano decine di migliaia di italiani in cerca di lavoro. La nostra comunit\u00e0 era costituita di regola di soli uomini. Non tutti riuscivano a trovare lavoro. Senza assistenza. Respinti anche dalla nostra colonia permanente, senza alcun diritto di poter attingere ad alcuna prestazione, molti di loro erano costretti ad arrangiarsi, a vivere alla ventura in continua attesa di un posto di lavoro qualsiasi. Molti dilagavano per le campagne circostanti. Piccoli furti erano all&#8217;ordine del giorno. La concorrenza con gli operai indigeni ed i gruppi di altre nazionalit\u00e0 portava a continue incomprensioni, mugugni, liti. Frequenti erano le risse tra i nostri stessi connazionali, tra italiani ed alsaziani, tra italiani e svizzeri. In diverse di quelle occasioni fece la sua comparsa il coltello. Fu cos\u00ec che agli italiani fu ben presto affibbiata la qualifica di<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><i> Messerm\u00f6rder<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"> (assassini col coltello). A tratteggiare il clima di caccia alle streghe, esistente soprattutto a Zurigo, nei confronti della nostra comunit\u00e0 basta ricordare, uno per tutti, il <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><i>caso Albertini<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">. Nell&#8217;autunno del 1894 nella citt\u00e0 della Limmat venne trovata strangolata una bambina di appena quattro anni. Dopo molte ricerche riuscite infruttuose fu stabilito un premio per chi avesse scoperto l&#8217;assassino ed allora fu da una donna denunciato come tale il nostro connazionale Marcellino Albertini, di 52 anni, fruttivendolo e venditore di castagne, residente a Zurigo da oltre vent&#8217;anni e da tutti conosciuto per la sua onest\u00e0. L&#8217;Albertini fu arrestato e fatto segno al disprezzo e all&#8217;ira di tutti, mentre la stampa prendeva occasione da questo fatto per coprire di nuove invettive non solo il presunto assassino, ma tutta la comunit\u00e0 italiana. L&#8217;aria di Zurigo stava diventando irrespirabile per i nostri lavoratori. Ma alla fine, l&#8217;Albertini fu completamente scagionato e rimesso in libert\u00e0 per non aver commesso il fatto.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_19812\" aria-describedby=\"caption-attachment-19812\" style=\"width: 266px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-19812\" src=\"http:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2.-Zurigo.jpeg\" alt=\"Immigrati e criminalit\u00e0\" width=\"266\" height=\"189\" srcset=\"https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2.-Zurigo.jpeg 266w, https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/2.-Zurigo-133x95.jpeg 133w\" sizes=\"(max-width: 266px) 100vw, 266px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-19812\" class=\"wp-caption-text\">L\u2019assalto della Osteria italiana da parte di rivoltosi di Zurigo nella sommossa antitaliana del luglio 1896.<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><b>La sommossa antitaliana di Zurigo<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">Ad offendere maggiormente la nostra comunit\u00e0 era stato soprattutto il silenzio su quella scarcerazione da parte di quella \u00abstampa malevola\u00bb che si era distinta nell&#8217;accusa e nella calunnia. Mentre la colonia italiana e la maggioranza degli zurighesi cercavano di tessere nuovi e migliori rapporti tra le due comunit\u00e0, non mancarono, per tutto l&#8217;inverno e la primavera del 1896, episodi e fatti che vennero a peggiorare la situazione. Da una parte agivano gli elementi pi\u00f9 sconsiderati tra i nostri emigrati, dall&#8217;altra l&#8217;intolleranza degli operai locali che, oltre alla concorrenza, mal sopportavano l&#8217;invadenza dei colleghi venuti dal sud. Tra i due gruppi un ruolo tutto particolare giocavano altre minoranze di emigrati. La goccia che fece traboccare il vaso venne a cadere nella notte tra il 25 ed il 26 luglio 1896. Gli abitanti della Feldstrasse, situata al centro di Zurigo-Aussersihl, furono svegliati da alcuni colpi di pistola. Nella strada era scoppiata l&#8217;ennesima furibonda rissa tra italiani e svizzeri. La gente accorse a curiosare ma anche a dar man forte agli uni o agli altri. Arriv\u00f2 anche la polizia. Al fuggi-fuggi generale non prese parte un arrotino alsaziano, un certo Remetter, ucciso a coltellata al petto. Quello che successe a Zurigo nelle tre giornate che seguirono pass\u00f2 alla storia sotto il triste nome di <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Italienerkrawall<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"> (insurrezione antitaliana). Si apr\u00ec la caccia all&#8217;italiano strada per strada, casa per casa, con il fermo proposito di liberare la citt\u00e0 dai <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Tschinggen <\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">(zingari)<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"> e dai <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Messerhelden <\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">(eroi col coltello). Mentre i nostri operai fuggivano verso le colline ed i paesi vicini, negli impeti di rabbia e di odio veniva demolito tutto ci\u00f2 che era italiano: negozi, ristoranti, baracche, case. Solo l&#8217;intervento dell&#8217;esercito porter\u00e0 alla calma ed al ritorno dei nostri operai. Ad alimentare la leggenda della criminalit\u00e0 degli italiani in emigrazione contribuivano intanto i fatti eclatanti perpetrati da alcuni nostri anarchici. La paura degli anarchici in Svizzera sul finire dell\u2019Ottocento era tale che furono emanate delle leggi rigorose per consentire il loro allontanamento dai tutti i territori della Confederazione, una per tutti ricordiamo la loro cacciata dal Ticino, celebrata dalla canzone popolare <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><i>Addio Lugano bella<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"> (1895), di Pietro Gori (Messina 1865-Portoferraio 1911. Nonostante i fatti eclatanti (le uccisioni del presidente francese Sadi Carnot, il 24 giugno 1894, a Lione, da parte dell&#8217;anarchico italiano Sante Caserio; dell\u2019imperatrice Sissi, 10 settembre 1898, a Ginevra, da parte di Luigi Lucheni e di re Umberto I di Savoia del 29 luglio 1901, a Monza, per mano di Gaetano Bresci) e l&#8217;applicazione di leggi speciali, gli anarchici italiani non costituirono mai un pericolo per l&#8217;ordine pubblico nei paesi d\u2019immigrazione, n\u00e9 diedero mai luogo a manifestazioni violente sia sul lavoro che nelle dimostrazioni pubbliche che solevano fare per protestare contro coloro che essi ritenevano gli oppressori. La cronaca di tutti i giorni e la fama di terroristi che derivava dagli attentati anarchici faceva di centinaia di migliaia di emigranti italiani onesti il bersaglio preferito dei benpensanti, portando a tante sollevazioni contro di loro oltre che in Svizzera anche in Francia. Negli Stati Uniti d\u2019America non furono pochi i linciaggi e le impiccagioni senza processi dei quali furono vittime tanti italiani innocenti.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_19813\" aria-describedby=\"caption-attachment-19813\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-19813\" src=\"http:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3.-New-York-300x298.png\" alt=\"Immigrati e criminalit\u00e0\" width=\"300\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3.-New-York-300x298.png 300w, https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3.-New-York-150x150.png 150w, https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3.-New-York-36x36.png 36w, https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3.-New-York-133x132.png 133w, https:\/\/www.worldwebnews.it\/new\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/3.-New-York.png 489w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-19813\" class=\"wp-caption-text\">Una donna italiana, sul finire dell\u2019Ottocento, con i suoi tre figli appena giunta a Ellis Island in attesa di essere ammessa a entrare a New York.<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><b>Attenti alle statistiche<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" lang=\"de-DE\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">Giuseppe De Michelis, nella sua relazione ufficiale del 1903 affrontava il problema della criminalit\u00e0 degli italiani in Svizzera, con estrema competenza, facendo un&#8217;analisi rigorosa ed arrivando a conclusioni che poi furono oggetto di studio anche da parte di alcuni ricercatori locali. Ma sentiamo le sue argomentazioni: tutti parlano della grande criminalit\u00e0 fra i nostri emigranti, come di un fatto acquisito. Appena viene commesso un delitto, un furto un&#8217;azione riprovevole, si pensa all&#8217;italiano quale autore del misfatto. La povert\u00e0 di parecchi spiega la frequenza dei piccoli furti: gli indigeni vi ricorrono in minor proporzione, anche per la diversit\u00e0 della condizione economica. Mi sembra, come fu fatto opportunamente rilevare, che si esageri alquanto, quando si vuol paragonare la criminalit\u00e0 degli italiani emigrati a quella degli svizzeri. La differenza delle rispettive occupazioni professionali e della condizione economica sono due fattori che dovrebbero pesare nella compilazione delle statistiche. Si troveranno, in proporzione, parecchi italiani fra i condannati per taluni delitti; ma, viceversa, se ne troveranno pochissimi fra i colpiti da condanne d&#8217;altro genere, come per bancarotta, appropriazione indebita, ecc. Gli italiani condannati nella Confederazione a pene detentive non inferiori a 24 ore di carcere erano passati da 254 nel 1891 a 981 nel 1901. Secondo i suoi calcoli la media della delinquenza degli italiani. Per il 1891 su 55.171 emigranti italiani si erano registrati 254 condanne pari ad una percentuale di 0,46; nel 1900 su 95.043 emigranti i condannati erano stati 946 con una percentuale di 0,99. Negli ultimi dieci anni la media della criminalit\u00e0 degli italiani risultava, dunque, dello 0,60 per cento della emigrazione annua totale, la quale ascendeva a 130.000. E questo, contando anche le condanne di sole 24 ore di prigione. Perci\u00f2 <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\"><i>francamente<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times, serif;\"><span lang=\"it-IT\">, gli allarmisti avevano torto. Dallo specchietto allegato alla relazione si ricava che nelle carceri svizzere c&#8217;erano rinchiusi nel 1892, anno al quale risaliva l&#8217;ultima statistica ufficiale, 1629 svizzeri e 187 stranieri di cui 44 italiani. Per il reparto femminile scontavano una pena carceraria 358 svizzere e 27 straniere di cui nessuna italiana. Nel corso del 1901, per esempio, nelle carceri svizzere erano entrati 458 italiani. Si trattava di una cifra che comprendeva anche detenuti soltanto per qualche giorno, o per misura preventiva, o perch\u00e9 dovevano essere estradati. Dalla relazione del De Michelis risulta dunque che la criminalit\u00e0 dei nostri emigranti, nonostante tutto, non era poi eccessiva, considerando il numero imponente di italiani che si riversavano sul territorio svizzero. Per il 1903 si calcola che erano intorno a 150 mila i nostri connazionali presenti nella Confederazione. Merito di De Michelis fu quello di aver posto la questione di metodo: bisognava redigere le statistiche sugli immigrati senza confrontarle mai con l\u2019intera popolazione dei residenti, ma solo con quella sezione di persone dello stesso sesso, et\u00e0 e condizione sociale. Se si procede secondo questo metro anche oggi come allora la percentuale di criminalit\u00e0 tra gli immigrati non supera mai quella con i residenti se non risulta spesso anche inferiore!<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla criminalit\u00e0 e la pericolosit\u00e0 degli emigranti sono circolate da sempre leggende e dati statistici allarmanti non corrispondenti sempre al vero, come quelli riguardanti gli italiani a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. &#8211; di Tindaro Gatani &#8211; Gli italiani rozzi e delinquenti Nei decenni a cavallo tra il XIX ed il XX, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":19811,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[78,27,10],"tags":[9487,1948,1055,11479,1542],"class_list":["post-19810","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esteri","category-inevidenza","category-italia","tag-criminalita","tag-emigranti","tag-immigrati","tag-italia","tag-zurigo"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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