(di Anthony Brown) – Il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, nei giorni scorsi, ha positivamente concluso una complessa attività investigativa che ha consentito il recupero di un ingente quantitativo di beni archeologici d’inestimabile valore economico e scientifico. L’indagine, svoltasi nell’intera provincia di Perugia, ha consentito il recupero di ben 23 urne etrusche di età ellenistica, databili tra il III e il II secolo a.C e di oltre tremila tra reperti archeologici medioevali. L’inestimabile valore storico-artistico dell’attività è legata all’appartenenza dei reperti archeologici a un unico contesto funerario e all’individuazione dell’esatta ubicazione dello scavo clandestino, luogo sinora sconosciuto all’intera comunità scientifica. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa cui ha partecipato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray e presieduta dal Comandante del TPC Generale di Brigata Mariano Mossa. Nel corso del suo intervento, il Ministro Bray, nel ricordare che il traffico illecito di reperti archeologici rappresenta una “una ferita profonda nel tessuto del patrimonio culturale nazionale”, ha sottolineato “la grande capacità investigativa, la indiscussa professionalità e la profonda passione delle donne e degli uomini” dell’Arma.
L’indagine, denominata “Operazione Ifigenia”, è nata a seguito di un primo importante sequestro, avvenuto a Roma, a carico di uno dei protagonisti del commercio illecito di beni culturali. L’uomo, noto agli investigatori, aveva nella sua disponibilità una piccola testa in travertino bianco e una fotografia di un’urna etrusca. Grazie alla meticolosità dei primi accertamenti, si è riusciti a individuare, quale possibile origine del reperto, una necropoli etrusca verosimilmente appartenente al territorio perugino, già ricco di analoghe testimonianze artistiche. Gli ulteriori accertamenti, con il supporto e la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, consentivano di localizzare altre urne cinerarie nella provincia di Perugia e nella disponibilità di privati. In tale contesto, la Procura della Repubblica di Perugia ha abilmente coordinato le complesse attività d’indagine.
L’analisi dei dati informativi raccolti nella prima fase delle indagini ha permesso di incentrare l’attenzione investigativa su una società edile di Perugia e le perquisizioni immediatamente eseguite permettevano poi di recuperare, oltre a migliaia di reperti archeologici e di ceramica medievale, ben 23 urne etrusche, di età ellenistica, databili nel III-II secolo a.C. Le urne, tutte integre, sono in travertino bianco umbro, in parte decorate ad altorilievi con scene di battaglie, tauromachie, fregi, alcune con particolare doratura e altre con la raffigurazione del mito di Ifigenia.
L’approfondimento delle investigazioni ha altresì permesso di individuare il sito di provenienza del corredo funerario. Complessivamente cinque persone sono state denunciate alla Autorità Giudiziaria per ricerche illecite, impossessamento e ricettazione di beni culturali. Tutte le opere recuperate rivestono un eccezionale valore archeologico, artistico e storico e implementano le testimonianze scientifiche nel territorio perugino mettendo in evidenza, anche, quanta ricchezza ancora si cela nel sottosuolo italiano.
La Soprintendenza di Perugia ha già avviato le operazioni necessarie per una campagna di scavo sull’area individuata dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale al fine di verificare l’esistenza di altri ipogei collegati e per recuperare altri frammenti mancanti che potrebbero essere ancora nel sottosuolo.
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05 Lug 2013
Inviato da Anthony Brown 